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Lindsay Beltzer
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Interbrand presenta la prima classifica dei brand italiani globali a più alto valore economico

La top ten dominata dalla moda; fanno eccezione Ferrari e Pirelli.

Milano, 5 dicembre 2008 – Interbrand, leader a livello internazionale nella Brand Consultancy, presenta la prima classifica dei 10 brand italiani globali a più alto valore economico.

Gucci (6.388 milioni), Prada (2.775 milioni) e Ferrari (2.730 milioni) calcano il podio (rispettivamente in prima, seconda e terza posizione) della classifica Interbrand, che prende in considerazione esclusivamente i brand italiani globali, ossia quelli con una significativa presenza e una riconoscibilità in tutte le macroregioni del mondo.

Il valore del brand Gucci è frutto di una perfetta sinergia tra prodotto, punto di vendita e comunicazione, il cui comune denominatore è rappresentato da qualità, stile e “Made in Italy”. Prada, il top spender a livello internazionale, continua a rafforzare il proprio brand: attraverso iniziative a sfondo culturale e operazioni quali il cellulare in partnership con LG, si spinge verso un pubblico sempre più ampio. Ferrari rappresenta invece un caso da manuale di gestione della crescita, con una limitazione della produzione in grado di proteggere l’esclusività e la desiderabilità di un brand di lusso.

Segue in quarta posizione Armani (2.729 milioni), uno dei brand più dinamici della moda; gli investimenti in diverse categorie e linee permette al brand di raggiungere fasce di clientela molto differenti. I dati macroeconomici di alcuni mercati chiave non aiutano, invece, Bulgari (quinto posto, 2.577 milioni), che resta però tra i più interessanti esempi di diversificazione nell’ambito del lusso. Dolce & Gabbana, in sesta posizione (2.220 milioni di Euro), ha vinto la de radici nella nostra stessa storia e nella nostra identità culturale. Un patrimonio che il mondo ci invidia. Dall’altro lato, la classifica mostra in modo sin troppo evidente l’assenza di brand globali in altri settori, come per esempio le nuove tecnologie. Sicuramente si tratta di ambiti in cui siamo meno competitivi, per motivi storici e alcune carenze strutturali; esistono tuttavia anche casi di eccellenza relativamente nascosti, per i quali investire nel brand può rappresentare un’opportunità di crescita e consolidamento. Numerosi esempi stranieri mostrano come il brand possa rappresentare un asset cruciale e creare valore economico nei settori più disparati.”

La classifica, basata su dati pubblicamente disponibili ed elaborata utilizzando la metodologia proprietaria di Interbrand, considera esclusivamente i brand italiani globali. Per questo motivo, non sono stati considerati nomi quali UniCredit, Fiat, Indesit, che pure competono con successo su numerosi mercati.

“Il rallentamento economico consiste in un calo della domanda; e la funzione economica dei brand è precisamente quella di generare domanda e stabilizzarla nel tempo”, conclude Ricca. “Per questo, oggi comprendere quanto, dove e come il brand crea valore economico è più che mai importante. In tempi di crisi si può tagliare e ridimensionare, ma non si può cancellare il brand. Le opzioni, pertanto, sono due. O si fa finta di nulla e si smette di investirvi, oppure lo si gestisce in modo strategico per far sì che generi più valore economico con minori risorse.”

La metodologia e i criteri di selezione La metodologia Interbrand determina il valore del brand considerandolo al pari di qualsiasi altro asset aziendale: ossia, sulla base dei flussi economici che esso potrà generare in futuro, e sul loro grado di rischio. Interband combina proiezioni di analisti, report finanziari e proprie analisi quali-quantitative per arrivare a un valore attuale netto di tali flussi. Sono inclusi nella classifica solo i brand italiani globali, ovvero con significativa presenza e riconoscibilità in almeno un Paese di ciascuna delle macroregioni del globo (Europa, Nord America, Sud America, Asia-Pacifico) e con almeno un terzo del fatturato realizzato fuori dall’Italia.

Sono stati candidati a questa top ten esclusivamente i brand con un valore economico del brand deve essere superiore al miliardo di Euro. Infine, i brand considerati devono dare luogo a flussi positivi di EVA (Economic Value Added). Sono invece esclusi quei brand che agiscono in condizioni di monopolio, che appartengono a organizzazioni non a scopo di lucro o ad aziende a controllo pubblico.

Infine, per ogni brand devono esservi dati pubblicamente disponibili sufficienti per condurre la valutazione. Questo ha per esempio escluso la candidatura di brand come Ferrero e Martini.

Classifi ca dei brand italiani globali a più alto valore economico

Fondata nel 1974, Interbrand la maggiore società di brand consultancy del mondo, con oltre 1200 professionisti in quasi quaranta uffici in tutto il mondo. Combinando il rigore della consulenza strategica e dell’analisi con lo spirito creativo del branding e del design, Interbrand offre ai propri clienti una rosa completa di servizi di carattere strategico, creativo e analitico volti alla creazione, alla gestione e alla valutazione del loro più importante asset: il brand. Interbrand conta clienti tra le aziende più ammirate del mondo. Aperta nel 1987, la sede italiana è a Milano. Per maggiori dettagli consultare il sito www.interbrand.com e l’unico forum online del mondo dedicato al branding, prodotto da Interbrand, www.brandchannel.com.